Le proteste che da più di un mese incendiavano l’Iran sono state represse nel sangue. L’Ayatollah Khamenei e il presidente Pezeshkian, alla fine, hanno avuto la meglio sui manifestanti causando un numero imprecisato di morti. Ma queste non sono state delle normali proteste. Quasi in maniera ciclica la Repubblica Islamica deve gestire moti di piazza, ma questa volta la reazione del regime è stata più lenta, così il governo stesso si è mosso, all’inizio più cautamente. Anche perché questa protesta non nasceva da un omicidio come quello di Masha Amini, quindi una protesta partita dagli studenti dalla classe borghese o gli studenti. Questa volta, invece, la protesta è partita dai bazari, ossia i piccoli commercianti al dettaglio, proprio per la devastante crisi economica che da tempo divora la nazione.