“Finimondo, Le fabbriche della verità” mette al centro una riflessione sul presente: viviamo in un tempo attraversato da crisi profonde, ma povero di sogni e di verità. Se un tempo esistevano luoghi e momenti capaci di costruire immaginario e appartenenza — dalla manifestazione al comizio, dalla messa della domenica al cinema e alla televisione — oggi quel “noi” si è indebolito. I sogni non sono scomparsi, ma si sono frammentati, e senza grandi serbatoi di verità condivise la politica rischia di ridursi a tecnica, a linguaggio per pochi.